Victor Hugo
Novantatré
«Io sono il fratello di quello che avete fatto fucilare.»
Il vecchio rialzò lentamente il capo.
L'uomo che gli parlava era sulla trentina. Aveva la fronte abbronzata dal
mare; gli occhi erano singolari, con lo sguardo sagace del marinaio nella
pupilla credula del contadino. I pugni stringevano vigorosamente i remi. Aveva
un'aria mite.
Alla cintola, gli si vedevano un pugnale, due pistole e un rosario.
«Chi sei?» chiese il vecchio.
«Ve l'ho appena detto.»
«Che cosa vuoi farmi?»
L'uomo lasciò i remi, incrociò le braccia e disse: «Uccidervi.»
«Come vuoi,» disse il vecchio.
L'uomo alzò la voce. «Preparatevi.»
«A che?»
«A morire.»
«Perché?» chiese il vecchio.
Ci fu un silenzio. Per un attimo, l'uomo parve come interdetto dalla domanda.
Riprese: «Ho detto che voglio uccidervi.»
«E io ti ho chiesto perché.»
Un lampo guizzò negli occhi del marinaio. «Perché avete ucciso mio fratello.»
Il vecchio riprese calmo: «Ho cominciato col salvargli la vita.»
«Vero. Prima l'avete salvato, e poi ucciso.»
«Non sono io che l'ho ucciso.»
«E chi dunque?»
«La sua colpa.»
Il marinaio fissò a bocca aperta il vecchio, poi le sopracciglia tornarono
ad aggrottarsi con aria feroce.
«Come ti chiami?»
«Mi chiamo Halmalo, ma non avete bisogno di sapere il mio nome per essere
ucciso da me.»
In quella, il sole spuntò. Un raggio colpì il marinaio in pieno volto,
illuminandone vivido il selvaggio sembiante. Il vecchio l'osservò con
attenzione.
Il cannoneggiamento, che continuava sempre, adesso aveva interruzioni e sussulti
agonici. Un'immensa cortina di fumo gravava sull'orizzonte. Il canotto, non più
guidato dal rematore, andava alla deriva.
Con la mano destra il marinaio afferrò una delle pistole, con la sinistra il rosario.
Il vecchio si alzò in piedi. «Credi in Dio?»
«In Nostro Padre che sta nei cieli, sì!» rispose il marinaio. E si segnò.
«Tua madre è ancora viva?»
«Sì.» Si segnò un'altra volta. Quindi riprese: «E' deciso. Vi concedo un minuto,
monsignore.» E armò il cane.
«Perché mi chiami monsignore?»
«Perché siete un signore. Lo si vede.»
«E tu, hai un signore, tu?»
«Sì, e grande anche. Si vive forse senza un signore?»
«Dove si trova?»
«Non so. Ha lasciato il paese. Si chiama monsignore il marchese il Lantenac,
visconte di Fontenay, principe in Bretagna; è il signore delle Sette Foreste.
Io non l'ho mai visto, ma questo non toglie che sia il mio padrone.»
«E se lo vedessi, gli obbediresti?»
«Certo. Altrimenti se non gli obbedissi, sarei un pagano! Si deve obbedienza
a Dio, e poi al re che è come Dio, e poi al signore che è come il re. Ma
questo non c'entra, voi avete ucciso mio fratello, e io devo uccidervi.»
Il vecchio rispose: «In primo luogo, se ho uccisio tuo fratello ho fatto bene.»
Il marinaio serrò il pugno attorno alla pistola. «Adesso basta,» disse.
«Come vuoi,» replicò il vecchio. E, tranquillo soggiunse: «Dov'è il prete?»
Il marinaio lo fissò. «Il prete?»
«Già, il prete. A tuo fratello io ho dato un prete, e tu mi devi un prete.»
«Non ne ho,» rispose il marinaio. E continuò: «Ci son forse preti in alto mare?»
Si udivano le detonazioni convulse della battaglia sempre più lontane.
«Quelli che muoiono laggiù, il loro ce l'hanno,» osservò il vecchio.
«E' vero,» mormorò il marinaio. «Hanno il signor cappellano.»
Il vecchio proseguì: «La cosa grave, è che tu perdi la mia anima.»
Il marinaio chinò il capo, pensieroso.
«E perdendo la mia anima,» riprese il vecchio, «perdi la tua. Ascolta. Io ho
pietà di te. Fa' come preferisci. Quanto a me, ho appena compiuto il mio
dovere, dapprima salvando la vita a tuo fratello e poi togliendogliela, e
compio adesso il mio dovere cercando di salvare la tua anima. Rifletti. E'
una faccenda che ti riguarda. Li senti i colpi di cannone proprio in questo
momento? Laggiù vi sono uomini che periscono, disperati che agonizzano, mariti
che non rivedranno più il figlio, fratelli che, al pari di te, non rivedranno
più il fratello. E per colpa di chi? Per colpa di tuo fratello.
«Tu credi in
Dio, nevvero? Ebbene, sappi che Dio soffre in questo momento; Dio soffre nel
suo cristianissimo figlio, il re di Francia che è un bambino come il bambin
Gesù e che è imprigionato nella torre del Tempio; Dio soffre nella sua chiesa
di Bretagna; Dio soffre nelle sue cattedrali oltraggiate, nei suoi vangeli
fatti a pezzi, nei suoi conventi violati; Dio soffre nei suoi preti
assassinati.
«Che cosa venivamo a fare, noi, su quella nave che in questo
momento perisce? Venivamo a soccorrere Dio. Se tuo fratello fosse stato un
buon servitore, se avesse fedelmente adempiuto al suo compito di uomo
assennato e utile, l'incidente della carronata non sarebbe accaduto, la
corvetta non sarebbe andata alla deriva, non avrebbe perso la rotta, non si
sarebbe imbattuta in quella flotta maledetta, e a quest'ora noi staremmo
sbarcando in Francia, tutti, da quei valorosi uomini di guerra e di mare
che siamo, a sciabola sguainata, vessillo bianco spiegato, tanti, felici,
allegri, e andremmo in aiuto ai bravi contadini di Vandea per salvare la
Francia, salvare il re, salvare Dio.
«Ecco quel che venivamo a fare, ecco
quel che faremmo. Ecco quanto io, l'unico superstite, vengo a fare. Ma tu
ti opponi. In questa lotta degli empi contro i sacerdoti, in questa lotta
dei regicidi contro il re, in questa lotta di Satana contro Dio, tu opti
per Satana. Tuo fratello era stato il primo aiutante del diavolo, tu sei il
secondo. Lui ha cominciato, tu concludi. Tu sei per i regicidi contro il
trono, tu sei per gli empi contro la Chiesa. Tu togli a Dio la sua ultima
risorsa. Perché io, io che rappresento il re, non sarò là, i villaggi
continueranno a bruciare, le famiglie a piangere, i sacerdoti a sanguinare,
la Bretagna a soffrire, il re a stare in prigione, e Gesù Cristo a
disperarsi. E a chi si dovrà tutto questo? A te. Forza, è affar tuo.
«Io
facevo assegnamento su di te per il contrario. Mi sono sbagliato. Ah, già,
è vero, hai ragione tu, io ho ucciso tuo fratello. Tuo fratello era stato
coraggioso, e io l'ho ricompensato; era stato colpevole, e io l'ho punito.
Aveva mancato al suo dovere, io non ho mancato al mio. Ciò che ho fatto, lo
rifarei. E in un caso simile, lo giuro su sant'Anna di Auray che ci vede,
come ho fatto fucilare tuo fratello farei fucilare mio figlio. Adesso, sei
tu il padrone. Ma ti compiango. Hai mentito al tuo capitano.
«Tu, cristiano,
sei un infedele; tu, bretone, sei senza onore; sono stato affidato alla tua
lealtà, e sono stato accolto dal tuo tradimento; tu dai la mia morte a
coloro ai quali hai promesso la mia vita. Sai chi è il perdente, qui? Sei
tu. Tu sottrai la mia vita al re e consegni la tua eternità al demonio. Su,
commetti il tuo delitto, sono pronto. Vendi a basso prezzo la tua parte di
paradiso. Grazie a te il diavolo vincerà; grazie a te le chiese cadranno;
grazie a te i pagani continueranno a fondere le campane per farne cannoni e
mitraglieranno gli uomini con ciò che salvava le anime.
«Nel momento in cui
ti parlo, può darsi che la campana che ha suonato per il tuo battesimo
uccida tua madre. Su, aiuta il demonio. Non fermarti. Sì, ho condannato tuo
fratello, ma sappi che io sono uno strumento di Dio. Ah, tu giudichi i mezzi
di Dio! Oseresti dunque giudicare la folgore che è in cielo? Disgraziato,
sarà essa a giudicarti. Attento a quel che stai per fare. Sai almeno se sono
in stato di grazia? No. Ma non te ne importa. Fa' come vuoi. Sei libero di
gettarmi all'inferno e di gettartici con me. Davanti a Dio, il responsabile
sarai tu. Siamo soli, e uno di fronte all'altro nell'abisso. Continua,
termina, concludi. Io sono vecchio e tu sei giovane; io sono privo di armi,
e tu armato; uccidimi.»
Mentre il vecchio, in piedi, con voce che sovrastava il suono del mare,
pronunciava queste parole, il dondolio delle onde lo faceva apparire ora in
ombra, ora in luce; il marinaio era illividito; grosse gocce di sudore gli
colavano dalla fronte; tremava come una foglia; a tratti baciava il rosario;
come il vecchio ebbe finito, gettò la pistola e cadde in ginocchio.
«Grazia, monsignore! Perdonatemi,» gridò. «Voi parlate come il buon Dio. Ho
torto. Mio fratello ha avuto torto. Farò qualsiasi cosa per riparare al suo
delitto. Disponete di me. Comandate. Io obbedirò.»
«Ti faccio grazia,» disse il vecchio.
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